Storia della Scienza – III

SCRIVERE E COMUNICARE LA SCIENZA

1. LA COMUNICAZIONE E LA SCIENZA

La comunicazione è fondamentale; la scienza ha una vocazione democratica e una dimensione intersoggettiva di partecipazione del sapere è la scrittura, con vari livelli, dalla epistolare alla pubblicazione di saggi.

Il periodo storico dal ‘600 al ‘700 vede nascere la pratica della monografia scientifica: i trattati tipici vengono messi da parte e vengono prodotti saggi su un argomento. In questo modo gli scienziati pensano, sperimentano e scrivono; i tre livelli interagiscono e si intersecano continuamente.

Si comunica per richiamare l’atteggiamento che viene dalla ricerca dell’ottenimento di validità. La scrittura della scienza non ha niente a che fare con il resoconto stenografico che detta la natura. Lo scienziato moderno sceglie in maniera critica, lavora sull’inchiesta sperimentale e il testo e combina due forme di esperienza, l’esperienza empirica scientifica e l’esperienza testuale. Esse intrattengono relazioni importanti, intrinseche, che lo storico non può trascurare, anzi deve analizzare.

2. DAI DATI SENSIBILI ALLA SCRITTURA DELLO SCIENZIATO

Gli scienziati partono dalla percezione dei dati sensibili; questo pare un momento vero, però la percezione, dopo, viene corrotta dalla descrizione. Essa sembra essere adeguata, ma non lo è; infatti, i giornali di laboratorio degli scienziati, sono le basi delle attività dello scienziato, persino il suo diario pare un punto primo, però non è così perché lo scienziato scrive a partire dalle sue percezioni, la sua osservazione non è obbiettiva, ma influenzata dalle sue stesse percezioni.

Il problema della scrittura della scienza è stato affrontato quando autore e lettore erano figure distinte. Il diario di laboratorio sembra essere un documento di esperienza individuale in cui autore e lettore appaiono assorbiti l’una nell’altra, invece nei giornali ci sono appunti e raccolte di osservazioni.

  • I giornali di laboratorio consistono in quaderni che gli scienziati utilizzano per raccogliere gli appunti delle osservazioni e delle esperienze.
    • Per esempio, Spallanzani ha lasciato una quantità strepitosa di diari e giornali di laboratorio.
  • Nei diari di laboratorio sono state registrate anche le preoccupazioni per la condivisione di risultati. D’altra parte, senza la condivisione delle verifiche condotte, i fatti non avrebbero basi solide della loro esistenza.
    • Ciò perché gli scienziati costruiscono i fatti scientifici e l’esistenza di un fenomeno da indagare parte dal rendere visibile e palpabile l’oggetto dell’indagine. Rendere visibile il fatto scientifico.
  • I dati annotati diventano fatti in primis per se stesso scienziato e poi per comunicare. I fenomeni naturali si esperiscono nella modalità in cui si rende possibile l’esperienza agli altri.

La scrittura è il mezzo per eccellenza di partecipazione del sapere. Fatti e teoria non esistono prima che lo scienziato inizi a tradurre il tutto sulla carta (giornali), per quanto queste pagine siano in prima battuta private.
Il protocollo sperimentale verte sulla concezione di una procedura scientifica, basata sulle strategie di convincimento e di autoconvincimento. Lo scienziato scrive durante il lavoro in laboratorio, inteso come il luogo in cui lo scienziato produce innovazione. nel ‘400 e ‘500, i laboratori erano perlopiù luoghi privati e casalinghi, esterni agli ambienti accademici.

Scrivere significa elaborare con un linguaggio ciò che colpisce i sensi e come muovono le mani dello scienziato. Linguaggio inteso come verbale e non verbale, passante per schizzi e diagrammi, fino a disegni e schemi. Nell’ambiente scientifico, sono sorte in seconda battuta numerose e variegate regole precise di comunicazione, diverse dalle altre comunicazioni.

3. PROCEDURA DI SCRITTURA DELLO SCIENZIATO

Le mani dello scienziato si muovono secondo una procedura fissata e cosi può costruire i suoi soggetti.

  • Lo scienziato scrive un resoconto ordinato, si costringe a questo metodo per ciò che osserva e sperimenta
    • il resoconto ordinato comporta idee chiare. Riorientamento e chiarificazione: caratteristiche che vanno a modificare il corso delle indagini.
    • sinergia di scrittura e lettura che orienta o e guida il corso successivo e futuro delle indagini.
    • giunge a sicurezza del metodo quando fissa sulla carta. Inoltre, sviluppi alternativi possono esser conseguenza di sforzi nell’organizzazione delle informazioni sulla carta.

Scrittura: passato e presente dell’attività scientifica. Scrivere è un’attività volta al passato se si intende come scrittura per la memoria e per sedimentare. Se la scrittura è volta al presente, si riorienta, produce un cambiamento quando giunge a maturazione e si comprende ciò che è stato annotato e si capisce ciò che è stato tralasciato. L’autore sa le operazioni che ha compiuto, ma il lettore no.

Dimensione materiale della scrittura: disposizione della pagina scritta particolare. Modalità di struttura dell’impaginazione per collocare ciò che non è testo, ma è utile per la redazione del testo definitivo.

Normalità e specificità del testo: numerazione, cronologia, riferimenti bibliografici, sigle di vario genere.

Materiale sperimentale, conflitti e falsificazioni

Testo, gestione degli spazi: dimostra le illuminazioni, le idee brillanti e le sottovalutazioni dello scienziato nei riguardi del soggetto dell’indagine.

  • I resoconti delle osservazioni hanno spazi cartacei giusti
    • Le elaborazioni delle osservazioni non hanno una spazio conteggiato in maniera perfetta in quanto lo scienziato ê fautore di una elaborazione critica
  • Lo scienziato tradisce: scelta intenzioni e modifica tramite costrizione
    I diari di laboratorio sono una sequenza, non un ordine. Lo scienziato rielabora prima di tutto i contenuti, significa alterare la sequenza dei giornali ed elaborare un ordine giusto, eliminando ciò che è inesperienza e disordine creativo. Purtroppo bisogna alterare il contenuto, evidenziare e far emergere i concetti importanti.

Ridisporre il tutto secondo un metodo che non si è seguito in laboratorio perché non si era padroni di esso, in quanto il metodo è il risultato del percorso, trae elementi da osservazioni concrete e costruisce l’Osservazione, l’Esperienza: costruzioni chiare e delineate.

4. CONDIVISIONE E RIPRODUZIONE DEL SAPERE SCIENTIFICO

Carattere importante che fa capo alla scrittura è la capacità del testo scientifico di riprodurre ciò che lo scienziato vuole condividere e vuole fare sì che altri possano riprodurre e giungere ai medesimi risultati.

Fino al ‘700 gli scienziati erano in solitudine. Avevano necessità di esperienze e di osservazioni testimone: esistono grazie a un metodo particolare di descrizione delle procedure che le reggono, grazie a una grammatica particolare che regola la narrazione.

Gli altri devono ripetere le procedure, ottenendo i miei risultati da scienziato

Le esperienze-testimone:

  • sono atte alla comprensione, alla dimostrazione e alla testimonianza. Permettono di produrre risultati medesimi ottenuti dallo scienziato
  • esistono grazie a discipline particolari di descrizioni delle procedure, ovvero sono narrazioni ordinate e credibili conformi il buon metodo

La descrizione avviene in termini precisi in modo da convincere che l’apparato sperimentale non è stata un’invenzione, ma che le procedure siano state veramente condotte e i risultati siano stati effettivamente conseguiti.

Si scrive in maniera da consentire agli altri di compiere le osservazioni, ottenendo gli stessi risultati e al tempo stesso riducendo al massimo i margini della creatività. La precisione è fondamentale nell’illustrazione dei risultati:

  • le tecniche
  • le procedure
  • gli strumenti al fine di mettere gli altri in condizione di ripetere

Le descrizioni delle esperienze, delle osservazioni e delle procedure, se uno scienziato sviluppa una certa abilità nella narrazione, diventano tanto stringenti che l’esperimento può essere anche non riprodotto, ma solo sottoposto a lettura. Le descrizioni autorevoli non necessitano di altre dimostrazioni.

Poter ripetere e non dover più ripetere:

  • l’autorità passa dall’osservazione/esperienza alla descrizione
  • ciò che persuade non sono solo i fatti, ma le rappresentazioni e le narrazioni dei fatti
    • il racconto è prova del fatto stesso
  • strategie retoriche della scienza:
    sintesi:
    • non narrare tutto
    • uso delle tabelle
    • collocazione degli esperimenti nel tempo
    • riproduzione limitata degli errori

Gli errori dimostrano:

  • Evoluzione del lavoro: fallimenti rendono credibile
    • Catatio Baenevolenze: farsi amichetto il pubblico. Se anch’io cado nell’errore non c’è da impiccarsi
    • Contingenza: il racconto del buon metodo è credibile se in qualche raro caso l’errore non funziona. Smascheramento come contingente perché non è norma ma è eccezione da smascherare in quanto eccezione

La scrittura della scienza è qualcosa di diverso dalla letteratura in quanto la retorica dipende dalle scelte epistemologiche dello scienziato.
La struttura narrativa della scienza appartiene ad essa, non è un rivestimento della scienza, bensì un elemento intrinsecamente richiesto dalla scienza, non è un’esigenza di stile, ma una necessità propria della scienza, basate su regole e modalità che discendono dalla regole degli scienziati che si sono dati. La nuova scienza è aperta e partecipativa.

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Riferimenti: Appunti universitari – Storia della scienza
Considerazioni personali

Per completezza e per saperne di più sulla Storia della Scienza, pubblicherò altri articoli e consiglio i testi che ho utilizzato per completezza di studio e di conoscenze: L. Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, Milano, Garzanti, ed. economica. – Paolo Rossi, Dalla rivoluzione scientifica all’età dei lumi, Milano, TEA, 2000.

GC – The Melted Soul

3 pensieri su “Storia della Scienza – III

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