Lazzaro Spallanzani – Carlo Castellani

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Un itinerario culturale: Lazzaro Spallanzani

Carlo Castellani

Lo studio di Carlo Castellani si focalizza sulla biografia di Lazzaro Spallanzani e si sviluppa attraverso avvenimenti di rilievo della vita dello studioso e della risonanza che le osservazioni e la confutazione sulla generazione spontanea, contenute nel Saggio di osservazioni Microscopiche sul Sistema della Generazione de’ Signori di Needham e Buffon (1765), hanno avuto in Italia e in Europa.

1. Dalla nascita al trasferimento a Reggio
La biografia ha inizio con uno sguardo agli aspetti legati alla nascita, quali il luogo e la data e allo stato di salute di Spallanzani, passando poi alla presentazione dettagliata della popolazione di Scandiano, la famiglia e le amicizie, sottolineando in seguito il percorso accademico compiuto negli anni dell’adolescenza.
Lazzaro Nicola Francesco Spallanzani nacque a Scandiano, mercoledì 12 gennaio 1729, da Giovanni Nicola Francesco Spallanzani e Lucia Ziliani. Al momento della nascita non era in condizioni ottimali, tanto che gli fu impartito il battesimo prima in casa, appena dopo la nascita e successivamente fu officiata la cerimonia in parrocchia. La biografia che più di tutte fornisce informazioni attendibili del primo Spallanzani, è redatta dal fratello Niccolò, il quale si soffermò anche sulla salute e sulla robustezza che Spallanzani ebbe fino al 1795.
Della sua infanzia e dei primi anni di formazione non sono giunte rilevanti notizie, se non quelle relative al luogo di nascita. Scandiano era un paese prolifico, denominato Feudo, poi Contea, in seguito Marchesato e infine Terra Insigne. A quell’epoca il borgo contava circa settecento abitanti e un notevole numero di famiglie rilevanti per censo, per discendenza o perché possidenti di residenze estive. La denominazione Terra Insigne, con cui era stato designato il marchesato, derivava, fin dai Boiardo, dalla non trascurabile tradizione di personalità di spicco nel campo delle lettere, della pittura, del diritto e della medicina.
Spallanzani era primogenito di una famiglia numerosa, il cui padre lavorava come avvocato e notaio ed era piccolo possidente di appezzamenti. Dopo la scomparsa del padre dovette occuparsi dei componenti della famiglia, sia economicamente sia in qualità di capofamiglia.
Lazzaro poté contare, per la sua formazione, sui Vallisneri, famiglia della piccola nobiltà stabilitasi a Scandiano. Personaggi rilevanti furono Antonio Senior, cattedra di Medicina a Venezia e Antonio Jr, con il quale Spallanzani manterrà uno stretto rapporto di amicizia ed epistolare.
La tradizione riprende l’infanzia di Spallanzani come l’epifania della sua vocazione per le scienze naturali. In realtà, data la concomitanza geografica e cronologica con Antonio Spallanzani jr, si presume che vi sia stato uno scambio di aneddoti e di esperienze. Oltre tutto, la sua inclinazione precoce per i fatti naturalistici non è stata registrata dalla biografia di Niccolò, il quale ne avrebbe certamente fatto cenno.
L’incontro tra Lazzaro e le scienze naturali avvenne in maniera fortuita e tardiva, all’inizio della seconda metà del XVIII secolo, invece il percorso di studi iniziò in tenera età; prima con il padre e un sacerdote della comunità. A dodici anni, Giovanni Spallanzani rivolse al Vescovo di Reggio un’istanza per Spallanzani, di modo che potesse prendere gli ordini minori, ma il figlio fu di tutt’altro avviso; a quindici anni, grazie alla borsa di studio della fondazione Vallisneri, si trasferì a Reggio.

2. Dagli studi a Reggio fino alla pubblicazione del Saggio nel 1765
Qui, Lazzaro ricevette la richiesta di prendere gli ordini religioni, ma rifiutò e proseguì gli studi universitari di Filosofia e di Retorica. Dopo il periodo a Reggio, il padre gli consigliò di addottorarsi in Diritto e così si trasferì a Bologna. Durante il periodo bolognese Spallanzani ebbe intensi rapporti epistolari e personali con Laura Bassi, laureata in Filosofia, cattedra in Fisica sperimentale a Bologna e con Antonio Vallisneri jr. Inoltre, studiò greco e francese e si può sostenere che la Bassi lo fece avvicinare alle matematiche. Vallisneri accolse con garbo la notizia del nuovo interesse di Lazzaro e tentò di aiutarlo, fornendogli i testi che non era in grado di reperire a Bologna o che non poteva economicamente permettersi, spronandolo nell’approfondire gli argomenti trattati e incoraggiandolo a proseguire.
Le inclinazioni di Spallanzani, fiorite nel periodo bolognese, mostrarono come la via prescelta sarebbe mutata drasticamente, portandolo ad una carriera e ad una vita ben diverse. Infatti, dopo tre anni impegnati negli studi di diritto, Lazzaro decise di abbandonarli e passare alla facoltà di Fisica – matematica. Nel 1756 si laureò e nel 1758 accettò la cattedra di Fisica a Reggio e sempre a Reggio ebbe il suo primo incontro con i rudimenti della microscopia. Dalla seconda metà del 700, si applicò allo studio delle scienze naturali.
Il primo microscopista con cui Spallanzani ebbe rapporti fu Needham; questi derivarono principalmente dalle intenzioni di Spallanzani di sottoporre ad un esame critico la teoria della forza vegetativa senza però prendere posizione alcuna, in quanto, all’epoca due sistemi facevano da padroni: epigenesi e preformismo. Tra il 1761 e il 1765, Spallanzani completò la sua formazione di microscopista e sperimentatore. Gli anni cruciali furono il 1763 e il 1764, in cui Spallanzani si rese conto non solo aver mutato opinione nei riguardi del sistema di Needham, epigenista, ma di aver ribaltato l’indirizzo della sua ricerca, allontanandosi dalla sua iniziale posizione.
Inizialmente, nel 1761, Spallanzani fece una moltitudine di infusioni di vegetali e i dati sperimentali che raccolse furono a favore della posizione epigenista di Needham; sembra che egli abbia aderito alla forza vegetatrice. In realtà, dopo altre serie sperimentali, raccolte e descritte nella vasta raccolta dei giornali di laboratorio, si comprende come le sue convinzioni fossero basate sulla frenesia del principiante e su dati che erano solamente preliminari.
Tra il 1761 e il 1762 Spallanzani cominciò la redazione del Saggio e si dimostrò chiaramente delle medesime idee di Needham, inserendosi nel contesto epigenista, opposto a quello preformista. A metà del 1762 sembra che la stesura del Saggio sia giunta al termine e gli impegni di Spallanzani si concretizzarono nella richiesta a Vallisneri di cercare uno stampatore. Se non che, pochi mesi dopo, lo studioso parve aver perso la foga della pubblicazione, di cui la notizia si stava propagando per l’Europa tramite la stampa.
A seguito della mancanza dell’immediata pubblicazione, fino al 1765, incorreranno diversi episodi nella vita di Spallanzani che produrranno il cambio delle prospettive della pratica sperimentale e la critica totale nei confronti della teoria epigenista di Needham, oltre al netto distacco tra i due. Mentre Spallanzani cercava di aumentare il suo prestigio e tentava di essere nominato professore a Modena, Needham intrattenne rapporti epistolari con Bonnet, preformista calvinista ginevrino, informandolo di una prossima pubblicazione di uno studio che gli avrebbe permesso di trovare un ottimo sostegno al suo sistema epigenista.
Nel luglio del 1763 Spallanzani riuscì ad ottenere la carica di professore a Modena, ma dovette accettare di prendere gli ordini, in quanto al Collegio S. Carlo di Modena il corpo insegnante era formato da religiosi. Ad agosto dello stesso anno i giornali di Spallanzani, dopo un silenzio durato quasi un anno, vennero ripresi e accolsero il ribaltamento della sua posizione iniziale.
Le idee scritte nei diari di laboratorio mostrano che ciò che prima appariva come conferma del sistema di Needham, era divenuto un esame critico, atto alla distruzione delle convinzioni epigeniste. È doveroso sottolineare come Spallanzani non trovò risultati tanto esaustivi da permettergli di affermare le teorie preformiste. Dei preformisti, Spallanzani lesse le Considérations di Bonnet dalle quali non venne influenzato e in cui si ritrovò in accordo per le opinioni espresse nei riguardi del sistema di Needham. In questo panorama di cambiamento e di critica, Needham fu tentato di rinunciare alla sua posizione teorica, ma ciò non interessò particolarmente Spallanzani, il quale era più propenso a promuovere la sua figura nell’ambiente accademico e scientifico europeo.

3. Il Saggio di osservazioni microscopiche in Italia e in Europa
Gli sviluppi e la risonanza del Saggio in Italia e in Europa furono esigui e ne derivarono reazioni diverse e opposte. Spallanzani si occupò fin da subito di promuovere la sua opera in Italia e in Europa. Oltre ad inviare copie ai più illustri rappresentanti del panorama culturale europeo, fece recapitare rispettivamente una copia a Needham e a Buffon, altro esponente dell’epigenesi, fortemente criticato nel Saggio. Egli non rispose mai a Spallanzani, né per corrispondenza e men che meno pubblicamente. Per un caso della sorte, Spallanzani seppe da un amico di Buffon, il medico romano Pirri, che lo scienziato aveva ricevuto il volume, lo aveva letto e aveva affermato che le sue convinzioni non erano state per nulla toccate dagli attacchi e dalle critiche rivoltegli.
Alcuni rimasero neutrali nei riguardi della posizione presa da Spallanzani, come l’abate Nollet mentre altri accolsero positivamente l’opera; è il caso di ricordare Voltaire e in particolar modo Needham, il quale si impegnò nella propagazione dell’opera negli ambienti culturali più di spicco e influenti. Il naturalista Bonnet ricevette il volumetto sia da Needham che da Spallanzani. Nel primo caso, lo rimandò al mittente, giustificandosi con l’attesa di una copia tradotta in francese, non sapendo l’italiano; nel secondo caso trovò l’opera accompagnata da una lettera in francese. Dopo poco l’invio, Spallanzani decise di spedire una seconda missiva in italiano in cui sottolineò le simili considerazioni a cui erano entrambi giunti, in riferimento alle affermazioni di Needham. Bonnet, dopo averla fatta tradurre, rispose al giovane studioso, pressoché sconosciuto. Questo incontro per corrispondenza è stato l’inizio di un’amicizia che sarebbe durata ventiquattro anni.
Sul fronte italiano invece, il Saggio fu accolto da G.B. Beccaria, Canterzani, Morgagni e il Conte di Firmian. Quest’ultimo ricevette il volume dal marchese Frosini e rimase colpito dall’opera, tanto che ebbe voce nella chiamata di Spallanzani all’Università di Pavia e gli mantenne il proprio attivo patrocinio finché visse.
Intanto Spallanzani si accordò con Calogerà, editore a Venezia, per pubblicare l’opera e contemporaneamente Grisellini, altro editore di Venezia, ebbe l’intenzione di dare alle stampe le dissertazioni. Questo fatto, dai dati raccolti, toccò Spallanzani, ma non avvenne nessuna riproduzione integrale del volume da parte di Grisellini, in quanto non fu tradotto in altre lingue se non in francese nel 1769, ad opera dell’interesse di Needham, a cui unì una sezione critica al pari per grandezza di un’altra opera. Nello stesso anno, il Saggio venne tradotto in tedesco in un corpus di opere di Spallanzani, tra cui il Prodromo, fonte di interesse e di polemiche in Europa. Il Saggio non venne tradotto in inglese, neppure quando lo studioso acquisì fama in Europa e fu eletto membro alla Royal Society.

4. Critica al Saggio  e influenze su altri esponenti 
Il Saggio di osservazioni microscopiche a suo tempo e per alcuni decenni successivi non venne accolto con clamore e Spallanzani dovette la sua fama solo alle sue produzioni successive, in cui tra l’altro, non fece mai riferimento al Saggio.
Dal punto di vista di Spallanzani, il suo primo testo avrebbe potuto essere rivoluzionario in quanto era stato inizialmente neutrale nei confronti di due sistemi contrastanti e polemici, quali l’epigenesi e il preformismo, ma era infine giunto a confutare l’epigenesi e orientarsi verso le osservazioni dei preformisti. Dopo la pubblicazione del Saggio, Bonnet pose lo studioso di Reggio tra coloro che aderivano all’ovismo ed egli trovò forzata la scelta del naturalista in quanto il volume non portava particolari positivi alla teoria ovista. Malgrado le sue riserve non ebbe reazioni negative, in quanto avrebbe potuto trarre dei vantaggi dall’influenza unita alla protezione di Bonnet. Solo dopo svariate osservazioni, esperimenti e una solida base d’appoggio, Spallanzani si ritroverà fermamente convinto del preformismo e dell’ovismo.
Nonostante la mancanza di una risonanza nel suo tempo, il Saggio interessò un personaggio di spicco decenni successivi la pubblicazione e questi fu Pasteur, che lo accolse, lo studiò e perfezionò l’esperimento degli infusori, con il quale Spallanzani aveva confutato la teoria della generazione spontanea, pressante e presente nel XVIII secolo.

Appunti universitari

Rif. Bibliografici: Un itinerario culturale: Lazzaro Spallanzani, Carlo Castellani, Centro studi «Lazzaro Spallanzani» di Scandiano – Saggi 6 – Leo S. Olschki Editore MMI – Firenze, luglio 2001 – Storia delle scienze mediche e naturali, cap. I-II

GC – The Melted Soul

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