Etica Nicomachea

Etica Nicomachea

Aristotele

L’Etica di Aristotele è uno tra i pochissimi campi del pensiero antico che non sono studiati solo per un puro interesse storico, ma vengono ancor oggi considerati attuali da parte di varie correnti della filosofia contemporanea. Anche il lettore mosso esclusivamente da interessi filologici deve tenere conto di questo elemento: ciò spiega come mai oggi l’etica di Aristotele sia uno degli argomenti su cui si pubblica di più, e per quale ragione molti autori leggano Aristotele come se fosse un nostro contemporaneo. In generale le rivalutazioni attuali del pensiero etico di Aristotele si basano sulla sua distinzione tra il metodo delle scienze teoretiche e quello del sapere pratico.”

Incipit: “Ogni arte e ogni indagine, come pura ogni azione e scelta, a quanto di crede, persegue un qualche bene, e per questo il bene è stato definito, in modo appropriato, come ciò cui tutto tende. Ma appare evidente che vi è una certa differenza tra i fini: alcuni sono attività, altri sono opere che stanno al di là di quelle, e, quando si danno dei fini al di là dell’azione, in questo caso le opere sono migliori delle attività. Dato che vi sono molte specie di azioni, di arti e di scienze, vi sono anche molti fini: la medicina ha per fine la salute, l’arte di costruire navi il navigare, l’amministrazione domestica la ricchezza; tra queste specie, quelle che rientrano in una sola sfera di azione (come ad esempio dall’ippica dipende l’altre di fabbricare le briglie e tutte quante le altre dipende l’arte di fabbricare arnesi per l’equitazione, mentre l’ippica stessa e ogni altra attività guerriera dipendono dall’arte militare, e allo stesso modo altre arti dipendono da altre), in tutte queste, allora, i fini delle arti architettoniche sono preferibili a tutti i fini delle arti loro subordinate, e infatti i secondi sono perseguiti in vista dei primi. Né vi è alcune differenza se fini delle azioni sono le attività stesse o qualcosa di diverso al di là di esse, come nel caso delle scienze sopra ricordate.”

Ad apertura di libro: “Dato che l’amicizia consiste soprattutto nell’amare, e che noi lodiamo coloro che amano avere amici, l’amare parrebbe essere la virtù di chi è amico, di modo che, nei casi in cui ciò avviene proporzionalmente al valore, gli amici sono stabili e così è la loro amicizia. Soprattutto così anche coloro che non sono uguali potranno essere amici, infatti verranno portati a uguaglianza. Uguaglianza e somiglianza sono amicizia, e lo è soprattutto la somiglianza degli amici secondo virtù; infatti, essendo stabili in sé, lo rimangono anche nei rapporti con gli altri, inoltre non avranno bisogno di azioni ignobili né collaboreranno a esse ma, per così dire, addirittura le ostacoleranno, dato che le caratteristiche proprie dei buoni sono non commettere cattive zioni e non consigliarle agli amici. I malvagi non hanno stabilità, e infatti non permangono nemmeno uguali a se stessi: diventano amici solo per breve tempo, se l’uno prova piacere della cattiveria dell’altro. Gli utili e i piacevoli rimangono amici più a lungo, dato che lo sono finché riescono a procurarsi reciprocamente piacere o servizi utili.”

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