Relazione

È giunto settembre. È arrivato il 2 settembre. Ventidue giorni mi separano dall’inizio delle ultime lezioni della triennale che sto frequentando. Ieri ho consegnato La Relazione. Il libro da cui è sorta è tanto piccolo quanto ricco di sentimenti contrastanti e di esperienze umane dirette e indirette.

Che dire…ho iniziato a leggere questo libricino, dall’aria innocente e ingenua, con una sottile cornice black and white floreale e lo sfondo giallino. Ad una descrizione simile, qualche tempo fa non avrei nemmeno avuto il coraggio di aprirlo. In realtà, ora, dopo qualche anno di esperienza con meravigliose copertine e altrettanto affascinanti volti umani, la copertina la osservo ma il mio sguardo rimane privo di giudizio fino a quando non giungo a chiuderlo, oppure non stringo un’amicizia nel secondo caso.

Proseguendo nel primo incontro con le parole racchiuse in quella manciata di pagine, noto come le prime righe mi rapiscano immediatamente. Stanno parlando della mesta e molte volte deludente sensazione che ho provato negli anni precedenti e che di tanto in tanto mi stritola. Continuo, incuriosita dalla possibilità che un libro letto “per forza”, possa essere piacevole nella sua totalità. Dopo tre pagine il dubbio è già stato superato e giunge la consapevolezza che sarà arduo leggere quelle 65 pagine.

Il motivo che mi ha spinto a continuare con lui è derivato principalmente dal senso del dovere derivante dall’impegno preso con uno di quei rarissimi professori che ti fanno amare ció che studi e ció che puoi raggiungere studiando. Un idolo, detto in maniera spiccia. Avrei potuto scegliere altri libri, anche dopo mesi. No. Lo avevo scelto e lo avrei letto tutto, fino all’ultima parola.

Ho impegnato poche ore per leggerlo, ma centellinate in tre mesi estivi. Ogni volta che lo vedevo, coricato su altri libri, oppure su qualcuno dei miei disegni, fugavo la copertina e la mancanza di forza di volontà. A ferragosto, dopo più di dieci ore di lavoro, sono andata nella Mansarda e ho letto le venti pagine che mancavano al termine. L’ho chiuso e sono andata a dormire. Il 16 agosto non ricordavo assolutamente nulla. L’altro ieri l’ho riletto, tutto, interamente, in poche ore. La vera lettura è stata quest’ultima. Ho letto ogni parola e mai bibliografia fu più dettagliata e cenni biografici furono più utili.

La relazione è esplosa da sola. Ha raggiunto l’ascesa in poche ore e non ha subito una discesa in nessuno dei paragrafi. Tanto è stato emozionante leggerlo che non avrei nemmeno voluto rovinare con una relazione i significati racchiusi in esso. Ho tentato di trattenerli e abbracciarli tutti in poche pagine. Lo rileggerei ogni giorno se non fossi tanto amante delle novità e del progresso profumato di antico rigore.

Un libro del genere cambia da persona a persona. Lo amerete e lo terrete con voi fino alla fine e oltre.

Non riveleró il Suo none. Sarebbe scontato e deludente in quanto ognuno di noi possiede una sensibilità mai pienamente corrisposta né totalmente compresa. Nemmeno da sé stesso.

A presto.

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